
La psicoterapia di gruppo è un’esperienza che trovo fondamentale per imparare a confrontarsi con le relazioni quotidiane. Il gruppo terapeutico è un microcosmo, protetto dalle regole di segretezza e dalla conduzione del terapeuta, in cui si ritrovano tutte le dinamiche relazionali che incontriamo nella vita.
Ci sono persone molto diverse tra loro, quelle simpatiche e quelle antipatiche, quelle che condividono i nostri temi e quelle con problematiche a noi estranee. Trovarsi a stretto contatto con questa varietà umana, permette di mettersi in gioco in situazioni emotive molto diverse e di riconoscere i propri meccanismi di difesa e le proiezioni[1] che mettiamo in atto inconsciamente.
Il gruppo terapeutico è un acceleratore di processi, dà l’occasione di osservare in tempo reale i comportamenti malsani abituali propri e degli altri, di smascherarli nel momento in cui li mettiamo in atto, grazie all’intervento del terapeuta.
Il sostegno del gruppo e del terapeuta creano una atmosfera che infonde coraggio per osare nuovi comportamenti, più in linea col nostro Vero Sé[2]; gli eventuali contrasti con gli altri partecipanti, permettono di sviluppare una maggiore assertività, nel rispetto dell’altro; i vissuti emotivi altrui aiutano a sviluppare empatia e risonanza emotiva.
Insomma, il gruppo è un vero laboratorio di vita, una transizione molto utile tra l’ambiente protetto e rassicurante della terapia individuale e la propria vita quotidiana, in cui a volte non è facile mettere in pratica le acquisizioni raggiunte, senza un allenamento in una realtà relazionale protetta.
[1]La proiezione è un meccanismo psichico di difesa inconscio, che consiste nello spostare sentimenti o caratteristiche propri, su altre persone.
[2]Il nucleo autentico della personalità.


